AISHA E I FIORI DI BACH

Effetto "torta di panna"



     Mi chiamo Maria Chiara Verderi, sono una Counselor, una consulente di Fiori di Bach iscritta nel Registro Internazionale della Fondazione Bach e un’insegnante di Fiori di Bach autorizzata dal Bach Centre UK.
Sono molti anni che utilizzo i Fiori di Bach e mi è capitato di riscontrare, in alcuni rari casi, una reazione che ho chiamato “Effetto torta di panna”.
La persona che assume i Fiori, inspiegabilmente, trova il mix particolare che sta utilizzando assolutamente irresistibile, appetitoso contro ogni logica, tale da provocare un senso di acquolina solo all’idea di assumerlo, proprio quello che a molti capita solo alla vista di una torta con panna montata.
Mi è capitato di ascoltare una persona che riuscì, in un mix di Rimedi, a individuarne uno in particolare che “faceva gola”, che aveva un sapore irresistibilmente migliore in mezzo agli altri. Un’altra volta una persona distinse un Rimedio in particolare, inconfondibile a suo parere tra gli altri per il suo inebriante profumo.
La prima volta che mi accadde un fatto simile mi allarmai. I rimedi si assumono in 30ml di acqua e il sapore della mistura è, appunto, quella dell’acqua. Assolutamente insapore. Io, assaggiando a mia volta il mix indicato….non sentivo altro che un sapore di acqua, nonostante le proteste della persona che mi riferiva la sua esperienza e che non si capacitava del fatto che io, invece, non riscontrassi alcuna differenza.
Una volta però accadde anche a me e mi resi conto così che, senza possibilità di errore, l’effetto “torta di panna” esiste e che un particolare mix per me in quel preciso momento era veramente irresistibile.  
Alla fine dovetti accettare che quella che consideravo una bizzarria è un evento assai raro ma possibile.
 
In questi giorni, con grande stupore ho scoperto che “l’effetto torta di panna” può verificarsi anche con gli animali!
Aisha è la mia gattina che tra pochi giorni compirà 13 anni e che, appunto, da 13 anni periodicamente e al bisogno assume i Rimedi.
La dottoressa Cutullo, che è la sua veterinaria, durante una visita normale di controllo prima di Natale consigliò di far assumere ad Aisha un mix di 3 Fiori e …. mano a mano che i giorni passavano Aisha ha cominciato a manifestare, anche lei, l’effetto “torta di panna”!
Aisha è una gattina pacata e non molto vivace. Non si è mai svegliata quando si sono verificati terremoti né durante le notti di Capodanno al rumore di botti e fuochi d’artificio. E’ una gattina poco incline ad agitarsi per alcunché e che rimane serenamente addormentata nella sua cesta durante visite di amici e parenti, perfettamente tranquilla! Mangiava poco e si muoveva poco.
Non ha mai fatto le corse pazze che facevano gli altri nostri gatti, non ha mai ingaggiato lotte e zuffe per gioco. Si è sempre mossa con grazia e pacatezza, poco incline a intemperanze e alla vita avventurosa che di solito vivono i felini. Ora però, dopo quasi 13 anni di vita in stile zen, qualcosa è cambiato.
E’ sufficiente il leggero rumore del tappino con pipetta contagocce della bottiglietta con i rimedi che lei si sveglia di soprassalto, scatta in piedi e accorre miagolando a più non posso e reclamando la sua dose di gocce di Fiori di Bach. Non l’avevamo mai vista muoversi con tanta precipitazione!
Un po’ per giorno siamo arrivati a un rituale quotidiano che è impossibile non osservare se non si vuole incorrere in miagolii di protesta e invasione dei propri spazi da parte di quella stessa gattina che fino a questo mix di Fiori era di una discrezione persino esagerata.

Il Rituale




Appena svegli, prima di qualsiasi altra cosa, con noi ancora in pigiama, Aisha arriva miagolando e lecca le gocce direttamente dal contagocce. Naturalmente occorre darle più di una dose, almeno 4 dosi altrimenti atteggia il musetto a insoddisfazione. Guardandola sembra dica: “Ma come? Tutto qua? Ne vorrei ancora!”
 
Per un po’ sta tranquilla permettendoci di lavarci e prepararci per la colazione. A quel punto, prima di questi fatti, preparavamo le sue ciotola con cibo umido e secco e predisponevamo un’altra ciotola con acqua fresca. Oggi nell’acqua fresca è indispensabile mettere due dosi di Fiori di Bach, il tutto sotto la sua stretta osservazione, solo dopo questo si avventa sulla ciotola e beve come se avesse trascorso l’ultimo mese nel deserto!
 
La posologia dei Fiori di Bach prevede che vadano presi nella misura di 4 gocce per volta almeno 4 volte al giorno. Con nostro grande stupore Aisha interrompe i suoi regolamentari sonnellini con una regolarità sbalorditiva, almeno 4 o 5 volte al giorno, facendo fusa, camminando sul computer, strusciando la testolina contro le nostre gambe o il nostro viso, attirando la nostra attenzione in tutti i modi possibili e senza cedere, fino a che non interrompiamo quel che stavamo facendo e ci risolviamo a darle le sue amate gocce da leccare. Sembra quasi abbia un orologio! Ribadisco che, prima di questo mix, questi atteggiamenti erano lontanissimi dal suo modo di fare. 
 
A fronte di tutto questo, anche il suo carattere sta cambiando: rimane una gattina tendenzialmente schiva ma ora è più presente, dorme meno, riesce anche a giocare un po’, è più curiosa. Inoltre chiacchiera mentre prima era abbastanza silenziosa, è molto più affettuosa e, rispetto a prima, mangia con appetito dosi di cibo quasi raddoppiate rispetto al passato. 
 
Non specificherò quali Fiori sta prendendo perché non desidero che questo diventi una specie di prontuario.  Chi segue il metodo originale del dott. Bach sa che i Fiori non sono medicine e non servono quindi per trattare sintomi fisici. Servono, invece, per aiutare a riequilibrare gli stati emotivi momentaneamente perturbati dagli eventi della vita di tutti i giorni. Per scegliere quali sono i Fiori  che potrebbero essere utili in quel momento occorre individuarli volta a volta dopo un colloquio con la persona interessata e dopo averne ottenuto l’accordo. Ogni persona reagisce allo stesso problema in modo assolutamente individuale e originale. I Fiori vengono scelti e proposti in base agli stati d’animo che la persona in oggetto sta provando in quel preciso momento della sua vita riguardo a quel preciso problema. 
 
Ovviamente questa metodologia va seguita anche nel caso si vogliano dare i Fiori ai propri animali. Poiché però, per ovvi motivi non è possibile chiedere all’animale quali siano i suoi stati emotivi occorre avere conoscenze di comportamento animale per evitare di fraintendere e di umanizzare gli stati d’animo che ci sembra di osservare nei nostri amici animali.

Piena di meraviglia e di stupito divertimento, unisco il filmato di un momento che potremmo intitolare “Aisha e i Fiori di Bach: effetto torta di panna.” 


Come fare?





Nel Registro Internazionale del Bach Centre UK è possibile trovare un elenco, oltre che di consulenti autorizzati per umani, i BFRP (Bach Foundation Registered Practitioner), anche di consulenti autorizzati per animali cioè i BFRAP (Bach Foundation Registered Animal Practitioner) che potranno aiutare a comprendere quali sono le problematiche emotive e comportamentali dei nostri amici animali e che offriranno i Rimedi floreali più opportuni per aiutarli a riequilibrarle. 
In alternativa, ove ciò non fosse possibile, è possibile farsi aiutare dal proprio veterinario o da un comportamentalista che potranno evidenziare il disagio emotivo manifestato dal nostro animale, dopo di che potremmo, se li conosciamo, individuare noi stessi i Fiori di Bach corrispondenti agli stati d’animo da riportare in equilibrio.
 
Nel caso che ho descritto di Aisha, per esempio, i Fiori erano stati suggeriti dalla dottoressa Laura Cutullo, veterinario omeopata, floriterapeuta, docente e scrittrice. Non è certo la prima bottiglietta che la dottoressa ha suggerito ad Aisha e, sempre, i risultati sono stati chiari e concreti però né Aisha né gli altri gatti che ho avuto, hanno mai manifestato “l’effetto torta di panna”!
Per chi desideri imparare ad usare i Fiori di Bach con metodo originale c’è la possibilità di seguire i corsi autorizzati dal Bach Centre UK.
 
Per coloro i quali desiderano seguire i corsi per imparare a dare i Fiori agli animali, i corsi proposti al momento sono due:


Maria Chiara Verderi e Aisha

FIORI DI BACH IN HOSPICE 



Ringrazio la mia amica Camilla Marinoni per avermi intervistata e per aver segnalato il nostro lavoro sul settimanale "Confidenze".
Se desiderate leggere l'articolo, dovrete cercare dal giornalaio il numero 27 del 27 giugno 2017.

Il progetto "Counseling in Hospice"



Ringrazio "Milano più sociale" con Raffaella Ganzetti, direttore editoriale, e Camilla Marinoni, amministratore sito web, per aver pubblicato il racconto del progetto "Counseling in Hospice" del 2010.
Troverete l'articolo cliccando qui .

Il progetto "Fiori di Bach in Hospice"





Desidero ringraziare  Raffaella Ganzetti, direttore editoriale di "Milano più sociale", giornale on line di informazione per il mondo della disabilità e fragilità, che si è interessata alla nostra esperienza di Fiori di Bach in Hospice e che ha pubblicato questo articolo sul suo giornale. Grazie anche a Camilla Marinoni, amministratore sito web di "Milano più sociale" e mia cara amica, che ha parlato di noi a Raffaella.

Maria Chiara Verderi


LUCIGNOLO  e la "speranza istruita"

di Achille Tironi - Volontario AHMIS (Amici Hospice Malattie Infettive Sacco)



Penso che tutti abbiamo avuto modo di confrontarci nella vita con la vicenda di colui che Collodi veste con il nome di Lucignolo per il "suo personalino asciutto, secco e allampanato, tale e quale come lucignolo nuovo di un lumino da notte", conservando impressa nella mente la morale della favola nella quale Pinocchio lo rinviene morente nella stalla dell'ortolano Giangio.

Nel nostro caso l’avventura nel “paese dei balocchi” propone un esito diverso, potremmo dire un’interessante appendice quale quella che ha affollato i miei pensieri quando, dirigendomi allo spogliatoio per cambiarmi e prendere servizio, ho intravisto riassettata la camera 2. Lucignolo se n’è andato. Oggi niente massaggio ai piedi,  thé con i biscotti e neppure passeggiata in giardino parlando alle viole della loro riposta bellezza tra le foglie di autunno ancora disseminate e mai raccolte.

 Lucignolo era attento a queste cose, fiscale a riguardo di quello che dovevano fare gli altri, proprio come chi non sa pretendere da sé e le scuse le ha esaurite nei propri confronti. Ho spinto sulla carrozzina attraverso i viali le parole ed i sentimenti di una vita sciupata, a volte, anche momenti di lacrime di paura. Sapeva tutto della sua prognosi, cosciente di essersi bevuta la vita come una gustosa aranciata e di aver impegnato i giorni in una frenetica danza. Gli bruciava forte la sete di provarci ancora in un altrove che non riusciva a circuire.

Aveva vissuto la malattia come il tempo della salute adeguandosi a percorsi e sentieri senza pedaggi da pagare, barattando il suo essere e la sua inadeguatezza come occasione di cura e di attenzione da parte degli altri.  Mi sono chiesto se mai avesse percepito il calore di un amore vero capace di renderlo a sua volta intraprendente premura, ardente ed amante iniziativa. Non ho avuto occasione di approfondire l’argomento, né mai i ricordi di cui mi ha fatto partecipe si spinsero in questa direzione. Ho raccolto però una conferma al laghetto, a contatto con i germani: volle a tutti costi alzarsi dalla carrozzina e,  barcollante, provare ad avvicinarli, accreditando un suo saperli accudire a motivo di una vita in cascina, con anatre, polli e conigli.




Le anatre si rivelarono l’argomento privilegiato di una primavera allo sboccio: la coppia, la fedeltà, lo stagno, la cova, la cura, gli anatroccoli e la vita buona ci condussero su sentieri comuni fino giustificare la speranza che è il respiro della vita. Le ali delle anatre si rivelarono argomento convincente e adatto non solo a giustificare la ricerca di un luogo appropriato per nidificare,  ma ci consentirono di accostare il futuro che ci viene incontro, che conosciamo ancora prima di incontrarlo. Un futuro sperato e già disponibile dentro la nostra attesa, altrettanto giustificata al pari dell’attesa dell’anatra che attende i piccoli di cui non conosce il volto.

Lucignolo coglieva la forzatura del mio intento ma accondiscendeva a vestire la sua sete con le piume del germano reale, stringendosi nella coperta scarlatta, intimidito nelle fresche ombre del viale. Faceva memoria di un sé che pungeva di dentro e intendeva spuntare con la forza di un germoglio. Ogni desiderio che, come una meteora, riesce a fare breccia nella nostra indurita scorza,  vi attizza un dramma e ci espone alla decisione di accoglierlo o rifiutarlo. Accende la vita che vi si affida o soffoca nella incredulità, poiché il rischio e la speranza si accompagnano all'affidamento e mai alla incredulità.

Lo accompagnai al Bar, si rifornì di caramelle, e poi tornammo silenziosi verso il padiglione, cercando di schivare le buche di un tracciato provato dalle intemperie e dalla mancanza di cura. Mi chiese di stare ancora alcuni momenti in sua compagnia e poi si distese nel letto lamentando un dolore che provvedemmo a rintuzzare.

“Mi fai i massaggi oggi?” fu la prima domanda che mi rivolse appena mi avvicinai al suo letto due giorni dopo. Era più loquace del solito e mi importunò con qualche domanda personale alle quali risposi vagheggiando finchè diede termine a quel suo curioso gioco. Capivo che si portava dentro qualche cosa di incandescente che non riusciva a pinzare e alla fine, mentre gli portavo il thé con i biscotti sbottò con questa affermazione quasi volesse colpevolizzarmi di qualche cosa: “Non ho dormito la notte scorsa, mi faceva male la spalla”.

Capii al volo la domanda di aiuto e feci seguito con questa affermazione: “Non solo ti faceva male qualcos'altro.” Lo aiutai poi a vestirsi per uscire nel parco e mentre mi partecipava la sua ansia gli feci notare come proprio questa si alimentasse alla speranza, alla tensione che si portava dentro verso un tempo ed un luogo di pienezza. Viveva dentro di sé il dramma di giungere alla decisione di rinunciare definitivamente a vestire i panni della disperazione. Aveva intravisto, nella parte più intima di sé, la possibilità di un affidamento cosciente, personale, definitivo alla pienezza che tutti speriamo di incontrare.

Nei giorni successivi, fintanto che riuscì a sopportare il dramma della sua decisione, mi chiese di stargli vicino e volle che scegliessi dei brani della Bibbia da leggergli. Cosa che feci volentieri figurandomi di riconoscerne l’intimità.  L’ultimo brano, che volle scegliere personalmente, iniziava in questo modo: “Un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova: “ Maestro che devo fare per ereditare la vita eterna?......... e finiva con: “Va e anche tu fa lo stesso”.

Un sussulto di gioia ho provato nel pensare che la vita di Lucignolo, guardata con occhio più benevolo di quello di Collodi, conferisca alla favola una morale impossibile, quale quella autorizzata dalla speranza, vestita dalle piume di un germano reale.  




Achille Tironi


I Fiori per Lucignolo

All'arrivo in Hospice  abbiamo pensato che per tranquillizzare Lucignolo fossero adatti, oltre a Rescue anche Vine e Beech

Successivamente, caduta la prima "buccia di cipolla", sono emerse le paure e così abbiamo predisposto un nuovo mix: Vine e Beech con Rock Rose, Mimulus e Sweet Chestnut

Negli ultimi giorni abbiamo sostituito Beech, oramai non più necessario, con Walnut e così la miscela che lo ha accompagnato nei suoi ultimi giorni comprendeva Vine, Rock Rose, Mimulus, Sweet Chestnut e Walnut.

Maria Chiara Verderi


FLOWERTHERAPY WORLD DAY – 25 settembre 2016

Convegno internazionale “Floriterapia, dal dott. Bach ai giorni nostri”Palazzo delle Stelline – c.so Magenta, 61 – MILANO


Sono stata invitata al convegno internazionale Flower Therapy World Day al Palazzo delle Stelline a Milano il 25/09/2016 per raccontare le esperienze che vivo seguendo, insieme ad un altro volontario, il progetto "Fiori di Bach in Hospice". Achille ed io stiamo seguendo questo progetto ormai da 5 anni presso l'Hospice Malattie Infettive dell'Ospedale Sacco di Milano. Allego un riassunto di quanto ho raccontato al Congresso, grata per l'opportunità che mi è stata concessa di divulgare il nostro lavoro.





FIORI DI BACH, SERENITA’ IN HOSPICE

Mi chiamo Maria Chiara Verderi sono un counselor integrato a mediazione corporea e sono una BFRP cioè una consulente e insegnante di 1 e 2 livello del Bach Centre.
Dal 2009 sono volontaria presso l’Hospice Malattie Infettive dell’ospedale Sacco dove, insieme ad un altro volontario, Achille, portiamo avanti il progetto “Fiori di Bach in Hospice”

CHE COS’E’ UN HOSPICE
Un hospice è la struttura ospedaliera in cui vengono accolti malati inguaribili  in fine vita che verranno accompagnati fino alla loro fine.
La cultura degli Hospice nasce in Inghilterra negli anni ’60 circa grazie alle intuizioni di una infermiera, Cicely Saunders, divenuta successivamente anche medico
La Saunders per prima capì l’importanza di dare un’assistenza particolare alle persone con gravi patologie e con diagnosi infausta che, sebbene non abbiano più possibilità di essere guarite a livello fisico necessitano però di cure. Le persone possono essere dichiarate inguaribili ma rimangono comunque sempre curabili. La Saunders promuove una maggiore attenzione e grande rispetto a cominciare dalla terminologia. Oggi, infatti, non si parla più di pazienti terminali: se mai è la malattia che è terminale ma le cure continuano
Il paziente torna ad essere considerato una persona e cessa di essere definita come il portatore di una patologia. Non sentiremo più parlare del “linfoma del letto 12” o della “cardiopatia della camera 3”
Ogni persona ha il diritto alla cura fino all’ultimo momento della sua vita,  anche quando la guarigione non è più possibile. Ribadisce l’importanza della vicinanza dei familiari e di un adeguato numero di figure professionali qualificate e competenti  per una assistenza che sia globale e per cure personalizzate.
Il suo obiettivo principale era liberare la persona ammalata dalla sofferenza e dal dolore che viene definito “dolore totale” e cioè non un dolore solamente fisico ma anche emotivo e spirituale.
Parliamo quindi di medicina del dolore che prevede una serie di condizioni differenti rispetto agli altri reparti: presenza di diverse figure preparate adeguatamente: medici specializzati, infermieri e operatori preparati oltre che nelle cure in fine vita,  anche per quel che riguarda l’aspetto relazionale, psicologo, assistente sociale, mediatore culturale, assistenti spirituali, volontari; ambienti curati con camere singole, spaziose approntate per accogliere i familiari che volessero fermarsi; abolizione degli orari di visita; eccetera .
L’obiettivo è quello di portare ad un miglioramento della qualità della vita e una riduzione della sofferenza

Roberta caposala in un Hospice di Milano scrive: “Il malato in Hospice ha bisogno principalmente di relazione e accoglienza. Ha bisogno di essere ascoltato. Un colloquio per la scelta dei Fiori di Bach fa sì che la persona si concentri su se stessa, cerchi di capire cosa prova e perché, la mette in condizione di sforzarsi di spiegarlo, di dare un nome alle emozioni che prova. Così facendo si riconosce e si fa riconoscere. Così facendo scopre di avere davanti qualcuno che la guarda e che desidera capirla e conoscerla

Achille scrive: “..un ruolo importante ha avuto in tutto questo l’attenzione alle emozioni (richiesta dalla pratica dei Fiori di Bach) come attenzione alla persona, accompagnamento reale.
I FdB, iniziandomi ad una attenzione e ad un ascolto che mi hanno sorpreso, hanno contribuito a cambiare anche me. La vicinanza con il limite della vita mi ha consentito non solo di cogliere le emozioni ma di restituirne insieme il senso, come senso del limite. (…) per coloro che debbono varcare l’ultima soglia possiamo immaginare tante cose utili, indispensabili, tra queste trovano giustamente posto la terapia del dolore e le tecnologie biomediche che permettono di alleviare i sintomi. Possiamo anche immaginare strutture sempre più adeguate per accogliere i malati incurabili ed i familiari e assicurare loro un tempo di vicinanza e di accompagnamento. Ma tutte queste cose, pur essendo utili o persino indispensabili, non bastano: ciò che serve è l’ascolto, la parola, la relazione nella quale cogliere insieme l’ordito di una narrazione

COME è NATO IL PROGETTO
Questo progetto nasce grazie alla passione e al lavoro di altre due consulenti e insegnanti del Bach Centre che formarono con il 1 livello una dottoressa dell’Hospice, la psicologa e due infermiere.
A causa poi di varie vicissitudini lavorative il progetto rischiò di arenarsi. La psicologa allora chiese a me, che ero già presente in Hospice come Counselor per il personale curante, se potevo seguire il gruppo. Naturalmente accettai e si avviò quindi un periodo intermedio di prova in cui al gruppo si unì anche Achille, uno dei volontari.
Purtroppo una alla volta le persone coinvolte, a causa di trasferimenti, vennero a mancare e così del gruppo originario rimanemmo Achille ed io.
Era il settembre del 2011 e da quella data il progetto originario mutò leggermente e prese la forma che ha anche oggi. Contemporaneamente nacque anche un blog “Fiori di Bach in Hospice” in cui raccontiamo a più voci le nostre esperienze e le nostre riflessioni.
Alla fine di agosto il progetto ha compiuto 5 anni

CHI SIAMO

Achille è il volontario che lavora “sul campo” ed io fungo da aiuto e supervisione (anche se ormai non ce ne sarebbe più bisogno!)
Tuttavia il progetto sta funzionando bene solo grazie al lavoro di tanti:

innanzi tutto grazie alla disponibilità del dirigente della struttura e di tutto il personale: medici, psicologa, caposala, infermieri, operatori sociosanitari e volontari che ci hanno accolti con grande disponibilità e grande cuore

la ditta Loacker Remedia, distributore in Italia dei rimedi prodotti dalla Nelsons Pharmacy, ci ha generosamente regalato la cassetta completa con tutti e 38 i Rimedi

l’associazione di volontariato dell’Hospice, l’AHMIS, Amici Hospice Malattie Infettive, ci aiuta e supporta costantemente nella prosecuzione del progetto
Senza di loro tutto ciò non sarebbe proprio possibile!

COSA FACCIAMO
I fiori di Bach vengono offerti a tutti i degenti come accompagnamento emotivo abbracciando in pieno lo spirito del pensiero del dott. Bach: "Simplicity, Humility, Compassion" 
Pur valutandone l'importanza noi non riteniamo sia questo il luogo per considerare raccolte dati, per proporre studi o per stilare rapporti. Siamo in un luogo in cui le persone ricoverate affrontano i loro momenti più difficili e crediamo che queste persone e questi momenti meritino rispetto e semplice vicinanza compassionevole. 
In un Hospice si lavora in equipe, ognuno (medici, infermieri, operatori sociosanitari, psicologi, assistenti sociali, mediatori culturali, volontari, eccetera) porta il suo contributo, grande o piccolo, affinchè le persone qui ricoverate possano affrontare i loro ultimi momenti nel modo meno difficile possibile. I Fiori di Bach sono uno dei tanti strumenti che vengono qui usati. Noi, pur conoscendone bene il valore, li utilizziamo senza scopi di ricerca, in umiltà e con spirito di servizio.

All’arrivo in Hospice tutti vengono accolti con una ciotolina con il Rescue in modo che l’ingresso sia il meno traumatico possibile
Successivamente i degenti e le famiglie vengono informati di quanto stiamo facendo e di cosa siano i Fiori.
Ad oggi solo una signora anziana con Alzheimer rifiutò i Fiori adducendo di essere allergica. Ma dopo pochi giorni li volle anch’essa
Appena possibile si cerca di capire, tramite colloqui diretti quando possibile, ascoltando i parenti, ascoltando il personale nelle riunioni d’èquipe e il parere della psicologa, in modo da individuare quale siano le problematiche emotive della persona in cura e delle famiglie, dopo di che viene preparato un mix di Fiori personalizzato

COME DIAMO I FIORI
Il mix di Fiori viene messo in una ciotolina piena d’acqua e posta all’interno della camera
Non possiamo dare i Fiori per bocca ma abbiamo notato in innumerevoli occasioni che l’effetto viene raggiunto anche con questo metodo
Inoltre utilizziamo i Fiori anche in modalità spry: lasciamo a disposizione, quando siamo in presenza di persone con alti gradi di emotività, un flaconcino con spruzzatore spry con i Fiori utili oppure con il Rescue in modo che i parenti, al bisogno, possano vaporizzarli nell’ambiente. Questo è particolarmente utile durante la notte, momento frequentemente difficile in questi frangenti

QUANTI PAZIENTI
Diamo i Fiori a circa 200 pazienti ogni anno.
Quest’ultimo anno, il quinto, da settembre 2015 alla fine di agosto 2016 abbiamo dato i Fiori a 195 pazienti (tutti quelli ricoverati), molto spesso abbiamo aggiunto quelli utili ai familiari. Naturalmente li prendiamo a nostra volta e sono a disposizione anche per il personale, quando lo desiderano

QUALI FIORI
Tutti!!!! La mia nonna diceva colloquialmente “Ogni testa, un mondo!” e devo riconoscere che questa filosofia spicciola esprimeva benissimo il concetto di “rimedi personalizzati” che utilizziamo se scegliamo di seguire il metodo originale del dott. Bach.
Abbiamo frequentemente appurato che non esistono emozioni standard in nessun frangente della vita bensì un modo unico per ogni persona di affrontarli.
Pensiamo erroneamente che chi è in fine vita debba necessariamente provare emozioni comuni a tutti che hanno a che fare con paura, rabbia, attaccamento ma non è solo così. Davvero ognuno affronta ogni evento della vita, anche nei suoi ultimi momenti, in maniera unica e personalissima.
Ci siamo ritrovati a comporre mix con Fiori a prima vista improbabili ma non abbiamo giudicato se fossero più o meno opportuni. Semplicemente, come diceva il dott Bach, abbiamo ascoltato e abbiamo proposto i Fiori che ci venivano chiesti, non quelli che pensavamo fossero opportuni dal nostro punto di vista. A volte ciò ci ha sorpresi veramente!
Proviamo a raccontarvi alcune storie di persone che sono state con noi per brevi momenti. Per proteggerne la privacy adotteremo dei nomi di fantasia.

LA REGINA NERA
Primogenita di un capo africano, destinata a succedergli e investita sin da piccola della responsabilità di pensarsi sempre come il lievito che porta prosperità al popolo, mai come singolo individuo. Infatti parlò sempre di storia, di politica, di famiglia, del suo popolo, di catastrofi,  mai di se stessa come singolo individuo.
Capovolgimenti politici avevano costretto lei e la famiglia alla fuga. Lei arrivò in Italia
Bellissima, fiera, perfettamente al corrente della sua situazione e senza un lamento, ammantata di una dignità sbalorditiva, sedeva nel letto come su di un trono.
All’aggravarsi della sua condizione era arrivata una delle sorelle da un altro paese dell’Europa che l’assisteva, pronta a difenderla, come fosse una regina, quasi una divinità, profondamente turbata quando ella veniva toccata anche solo da una stretta di mano o da una carezza
Il Fiore che Achille mise nella sua camera fu Water Violet, che l’accompagnò sino alla fine consentendole una vicinanza  e una condivisione che altrimenti difficilmente avrebbe tollerato

SANDRA E RAIMONDO
Raimondo a 73 anni arrivò accompagnato dalla moglie che rimase al suo fianco sino alla fine.
Una coppia di anziani sposi dai caratteri forti, la cui conflittualità accendeva liti e attacchi reciprochi continui per qualsiasi nonnulla, trovavano una coesione granitica solo quando potevano dirigere la loro litigiosità e le loro critiche contro il personale.
Inutile dire quanto questo comportamento fosse difficile, esasperante e faticoso per il personale
Con Vine, Holly e Beech però i toni accesi si stemperarono e da quel momento la coppia riuscì ad accettare gli interventi necessari e a riporre fiducia in quanto veniva loro proposto

LA NONNINA DI TITTI
La nonnina che tutti vorremmo! Una signora di 92 anni dolcissima, sempre sorridente e mansueta
Il problema non era la gravità della sua situazione bensì il suo stato di esaurimento delle energie, la sua prostrazione. Una stanchezza che la portava a lasciarsi mitemente andare
Provammo con Olive e, magicamente, la nonnina rifiorì!
Con le nuove energie scoprimmo che aveva un caratterino di tutto rispetto e, riposta la consueta mitezza, la nonnina cominciò persino a combinare piccole marachelle!
In barba all’età e alle prime previsioni, si riprese e venne poi trasferita in una residenza per anziani decisamente ringalluzzita

L’INCREDIBILE HULK
Arriva da noi a 42 anni rissoso, ingestibile, con il gusto perfido di imbrattare tutto quello su cui riusciva a mettere le mani
Ero presente quando a causa di una infermiera che cercava di arginare le sue malefatte, accecato dalla rabbia, si avventò contro gli armadietti delle coperte e li squassò con una violenza incredibile in un improvviso frastuono di lamiere metalliche nei corridoi
Holly e Cherry Plum lo accompagnarono ad un miglioramento decisissimo del carattere
Una volta stabilizzati i sintomi venne accolto in una comunità e, malgrado fosse un po’ in ansia per il cambiamento, partì dopo essersi congedato da tutti di ottimo umore e in un clima di cordialità impensabile al suo arrivo
 
ALI’
51 anni immigrato dal Marocco. Una volta appurata la gravità della situazione è entrato in un profondo periodo di crisi di cui però non voleva parlare.
Inaspettatamente dopo qualche tempo, e grazie all’aiuto dell’assistente sociale e della mediatrice culturale, abbiamo capito che il motivo dell’angoscia era l’incapacità di decidere se rimanere in Hospice o tornare per i suoi ultimi giorni a casa, in Marocco.
Abbiamo immediatamente predisposto una ciotola con Scleranthus per aiutarlo a decidere.
Alla fine ha preferito tornare a casa e così in una notte di fine anno, dopo aver superato tutti gli ostacoli burocratici grazie ad un lavoro di gruppo perfettamente concertato, il dirigente medico in persona lo ha accompagnato all’aeroporto per permettergli il ritorno a casa.
 
LA NOSTALGIA
Arriva per un periodo di sollievo ad 84 anni dopo un periodo di malattia lungo anni in cui era stato confinato a letto quasi completamente paralizzato
Arriva risentito, arrabbiato, pretenzioso, prepotente e molto richiedente. Difficile da trattare.
I suoi Fiori sono stati Heather, Willow, Honeysuckle e Gorse.
All’improvviso dichiara con grande stupore di vedere tutto positivo per la prima volta dopo tanti anni. Ci confida di vedere “un cielo luminoso e azzurro “ sopra di sé e un giorno, commosso, ci racconta di aver sognato durante la notte di essere morto e poi di essere rinato.
Prima di tornare a casa, tra la commozione di tutti, chiese alla figlia di scrivere un suo pensiero per ringraziare tutti sul libro posto all’ingresso dell’Hospice:
“I volti da cupi si sono fatti luminosi di splendidi sorrisi e tutto quello che pareva negativo si è fatto improvvisamente splendido e positivo: Grazie anche per questo insperato finale.
Il vostro affezionato E.”

RINGRAZIAMENTI
Per la disponibilità il dirigente, psicologa, tutto il personale Hospice e i volontari, un piccolo esercito di quelli che, secondo me, sono i veri supereroi dei nostri tempi
Agnese e Nora per quello che hanno iniziato
LoackerRemedia per la generosità e per avermi invitata a parlare del nostro lavoro in questo congresso
L’associazione di volontariato AHMIS per il supporto costante
Il RIF che ci ha dato lo spazio per condividere la nostra storia
Il BachCentre per il lavoro che svolgono quotidianamente per divulgare il lavoro del dott Bach e per cercare di mantenerne il messaggio puro e semplice così come egli lo ha ideato
Grazie anche a tutti voi per la pazienza e per l’attenzione


Maria Chiara Verderi
Ringrazio Arabella Salvini per avermi concesso di utilizzare la sua illustrazione, il bellissimo ritratto di Achille e me al lavoro in Hospice!



I FIORI DI BACH NELL'ACCOMPAGNAMENTO E NEI DISTACCHI

Report dell'8 incontro de "Gli amici di Edward" - Relatore: Daniela Buvoli Scordamaglia



GLI AMICI DI EDWARD – 8° incontro – 7 maggio 2016

Daniela Buvoli, dopo essersi brevemente presentata e aver raccontato come è arrivata a lavorare come volontaria e Counselor in Hospice, ha spiegato quanto il tema dei distacchi sia presente nella nostra vita sin dalla più tenera età. 

La nascita, lasciare la sicurezza del grembo materno è già essa stessa il primo dei numerosi distacchi che costelleranno la nostra crescita.
Un bimbo molto, molto piccolo fluttua sereno e protetto nel grembo materno, dove c’è calore, rumori ovattati, il conforto della voce materna e  nutrimento sempre disponibile senza che si debba nemmeno chiedere. Immaginatevi cosa debba provare quando questo benessere viene sconvolto da un improvviso capovolgimento e dalle prime contrazioni, dal passaggio in un canale molto stretto che schiaccia la testa, dalla paura della madre che egli percepisce, dal dolore e poi, dopo questo terremoto fisico ed emotivo, il ritrovarsi in un ambiente più freddo, con luci forti, maneggiato magari con poca delicatezza e persino schiaffeggiato sul sederino affinchè il pianto gli stimoli il primo respiro, spesso allontanato dalla mamma e messo in una culla da solo con odori, rumori, temperatura molto diversi da quelli abituali.

Un distacco certamente assai difficile da superare per molti di noi ma solo il primo di una lunga serie.
Ci sarà poi l’asilo, l’adolescenza, l’uscita dalla famiglia per il matrimonio o per lo studio o per altri motivi, potrebbe esserci un divorzio, un licenziamento o la pensione, la vedovanza, fino ad  arrivare all’ultimo distacco: la morte.

Tutti i distacchi verranno affrontati, molto spesso, proprio come è stata affrontata la nascita, così come i nostri genitori ci hanno insegnato, bene o meno bene, ad affrontare i vari passaggi  e i vari distacchi.

Daniela ci ha parlato della Mamma-Ombrello, quella che protegge in maniera assoluta ed esagerata i suoi figli non permettendo loro di sperimentarsi nel reperimento di strategie per affrontare i problemi; la Mamma-Pastasciutta che parte dal presupposto che tutto si può affrontare a patto di nutrirsi sempre e comunque.
Nel momento dell’ultimo distacco spesso i parenti mettono in atto una sorta di protezione del loro caro in fine vita mettendo in scena, ancora, questi modelli.
Troveremo parenti che non vogliono che il loro caro venga messo al corrente delle sue reali condizioni oppure quelli che insistono affinchè il loro caro venga nutrito, anche quando oramai non solo non è utile ma addirittura è dannoso,  nell’illusione che finchè la persona mangia, in qualche modo può continuare a  vivere, non può morire.

Daniela ci ha illustrato alcuni dei Fiori che vengono dati ai degenti ma anche ai familiari in alcune di queste occasioni, fermo restando che ogni persona è un mondo a parte e che, di conseguenza, ognuno di noi reagisce alle evenienze della vita in modi peculiari e non standardizzati, anche negli ultimi istanti. Non esistono, quindi, i Fiori per gli ultimi istanti bensì, come si ripete spesso nei corsi: i Fiori utili per ciascun’evenienza della vita sono sempre tutti e 38 oltre al Rescue.

Dopo questa chiacchierata, Daniela ci ha offerto di sperimentare con una induzione quali fossero le nostre reazioni e le nostre emozioni immergendoci nel ricordo di un momento di distacco per noi difficoltoso.

E ‘stata una esperienza toccante e profonda per ognuno di noi, sono emerse tante emozioni, differenti e ad alto impatto, siamo riusciti anche a sentire quelle parti del corpo in cui il dolore si esprime, siamo riusciti tutti a contattare parti di noi sofferenti e bisognose di riparazione ed elaborazione.  Ognuno ha avuto ben chiaro il mix di rimedi da prepararci, una volta tornati a casa, per riconoscere e lenire queste parti, grati per aver visto, ancora, qualcosa di noi, magari di inaspettato e ancora più grati per aver avuto la fortuna di conoscere l’opera del dott. Bach, così preziosa.
Un ringraziamento particolare va a Daniela che ci ha sapute guidare con fermezza ma insieme con delicatezza in questa esperienza!




Daniela Buvoli è counselor integrato a mediazione corporea iscr. Assocounseling, insegnante di Yoga Ratna iscr YANI (associazione nazionale insegnanti yoga) e registered practitioner al Bach Centre.  Si è  formata anche in danzaterapia, mindfulness,logoterapia di Frankl, metodo Simonton.
Da oltre un decennio è volontaria presso l’associazione il Samaritano  di Codogno ed è presente nel presidio ospedaliero di Casalpusterlengo per servizio in oncologia, hospice e domicilio. È facilitatrice in un gruppo di autoaiuto di famigliari caregivers di malati oncologici e nel fine vita. Con l’associazione La Ricerca di Piacenza è  counselor presso il reparto infettivi dell’ospedale per i pazienti  HIV.
Conduce gruppi di autoaiuto nel lutto.

"Gli amici di Edward" vuole essere uno spazio per simpatizzanti dei Fiori di Bach, più o meno esperti. Per condividere esperienze, chiarire dubbi, chiedere consigli.
Ci incontriamo una volta al mese per onorare quanto scrisse il dott Bach il 26/10/1936:
"Carissimi, sarebbe meraviglioso poter formare una piccola Confraternita senza ranghi o gerarchie, in cui nessuno di quelli che si sono votati ai seguenti principi sia considerato superiore o inferiore a un altro (...)"
Edward Bach, 26/10/1936
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